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Paragrafo  11 . Il logoramento del "pentapartito" nel quadro politico-
istituzionale sempre pi in crisi.

Con  il  1987  ebbe  inizio un periodo che pu essere  considerato  di
transizione.  Un  ciclo  storico durato circa quarantacinque  anni  si
chiuse con il logoramento della maggioranza di "pentapartito", che  si
accompagn  alla  crisi  irreversibile dell'intero  sistema  politico;
questa  preluse ad una nuova fase della storia del nostro paese,  tale
che molti parlano di inizio della "seconda repubblica".
Nel  corso  dei  primi  due  governi, rispettivamente  presieduti  dai
democristiani  Giovanni Goria (luglio 1987-marzo 1988)  e  Ciriaco  De
Mita  (aprile  1988-maggio 1989), l'alleanza  tra  DC  e  PSI  apparve
indebolita  dalla  tendenza del segretario  democristiano  De  Mita  a
ricercare  rapporti diretti con il PCI. Nel febbraio del 1989  Arnaldo
Forlani divenne segretario della DC al posto di De Mita, che nel  mese
di  maggio perse anche la presidenza del consiglio, assunta da  Giulio
Andreotti.  Il  rapporto  tra  DC  e PSI  sembr  allora  consolidarsi
nuovamente   dalla  convergenza  dei  disegni  politici  dei   massimi
esponenti  dei due partiti: Bettino Craxi, Giulio Andreotti e  Arnaldo
Forlani.
Nel  frattempo per si stavano delineando significativi mutamenti  del
quadro  politico. Determinante risulter il cambiamento  in  atto  nel
PCI;  esso  fu  il  risultato di una crisi iniziata dopo  l'insuccesso
elettorale  del  1979  e  proseguita  negli  anni  successivi,  quando
all'assenza  di  una linea politica chiara e precisa si  era  aggiunto
l'abbandono ufficiale dell'ideologia marxista. Il crescente  calo  dei
consensi aveva messo in moto un processo di rinnovamento; questo venne
accelerato  nel  corso del 1989 dalle trasformazioni  verificatesi  in
Unione  Sovietica  e nei paesi dell'Europa orientale,  che  cambiarono
radicalmente  gli equilibri ed i riferimenti politici  internazionali,
segnando   la  fine  del  cosiddetto  "bipolarismo"  e  il  fallimento
definitivo del "comunismo reale", cio del collettivismo totalitario e
burocratico.  Nel  partito  comunista  ebbe  allora  inizio  una  fase
alquanto  travagliata,  che vide la contrapposizione  tra  coloro  che
volevano  costruire  una nuova forza politica e quelli  che  pensavano
invece  ad  una "rifondazione comunista". I primi prevalsero  e  il  3
febbraio  1991 nacque il partito democratico della sinistra  (PDS);  i
secondi fondarono invece il partito della rifondazione comunista.

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La  scomparsa  del PCI e la fondazione del PDS, insieme  alle  vicende
internazionali  che avevano accelerato la nascita del  nuovo  partito,
mettevano   in   crisi  equilibri  pluridecennali;   la   tradizionale
aggregazione  al  centro e il ruolo dominante svolto  al  suo  interno
dalla  DC  e dal PSI perdevano infatti due perni essenziali, ossia  la
contrapposizione  ideologica  tra  comunisti  e  anticomunisti  e   la
preclusione per i primi a diventare forza di governo nazionale.
Sui  rapporti  politici  influ  anche  la  formazione  del  movimento
referendario   che  chiam  i  cittadini  ad  esprimersi   su   alcuni
fondamentali  meccanismi istituzionali. Particolarmente importante  fu
il  referendum del 9 giugno 1991 con il quale si chiedeva che  per  le
elezioni dei deputati fosse possibile esprimere solo una preferenza da
indicare  con il nome del candidato e non con il suo numero di  lista.
La  proposta,  che  aveva lo scopo di ridurre il  pericolo  di  brogli
elettorali  e  l'incidenza  sul  voto  dei  condizionamenti  di   tipo
clientelare  e mafioso, riscosse un ampio consenso. Dopo  il  successo
del  9  giugno  1991 il movimento referendario, che  era  composto  da
soggetti provenienti da aree politiche e culturali diverse, inizi  la
raccolta  delle firme per altri referendum sui meccanismi  elettorali,
la  cui  modifica era ritenuta necessaria per rendere pi corretto  ed
efficace il funzionamento delle istituzioni rappresentative.
La sfiducia nei partiti e l'insofferenza nei confronti del centralismo
dello  stato, uniti alla critica del sistema fiscale e alle  polemiche
sulla  questione  del  rapporto tra nord e sud e  sul  problema  degli
immigrati,  furono i principali fattori determinanti la rapida  ascesa
delle  leghe;  apparse  sulla scena politica  agli  inizi  degli  anni
Ottanta,   nel   1990   esse   si  riunirono   in   una   aggregazione
interregionale, la lega nord, con a capo la lega lombarda.
Al  di  fuori  degli  schieramenti politici  tradizionali  operava  il
movimento dei verdi, caratterizzato dalla assegnazione della  priorit
alla  tutela dell'ambiente, considerata centrale rispetto  alle  altre
questioni sociali.
Un  nuovo  movimento politico, definito "la rete", venne  fondato  nel
novembre  del 1990 dall'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando,  uscito
dalla  DC in seguito ai contrasti con i vertici nazionali del partito,
in particolare con Giulio Andreotti.
Il  crescente  distacco  degli elettori  dai  partiti  tradizionali  
testimoniato non solo dalla diffusione di nuove realt politiche (alle
elezioni  amministrative  del  1989  si  presentarono  727  liste  non
partitiche), ma anche dall'aumento della percentuale dei non  votanti,
che,  sommata  a  quelle  dei voti non validi e  delle  schede  nulle,
raggiunse  il  15%  alle elezioni politiche del  giugno  1987  e  sal
ulteriormente nelle consultazioni elettorali successive.
La  mobilit elettorale rappresentava solo un segnale della crisi  del
sistema  politico, che si aggiunse ad altri che andavano emergendo  in
modo  sempre  pi  evidente. Il rapporto tra gli  organi  fondamentali
dello stato, ad esempio, raggiunse momenti di cos elevata tensione da
assumere  le caratteristiche di un conflitto istituzionale. Lo  stesso
presidente  della  repubblica,  il  democristiano  Francesco  Cossiga,
succeduto  a  Sandro  Pertini  nel giugno  del  1985,  esercitando  il
cosiddetto  "potere di esternazione", entr in ripetute polemiche  con
tutti  gli  altri  vertici  dello stato.  L'esercizio  della  funzione
legislativa  da  parte  dei governi, attraverso il  frequente  ricorso
all'emanazione  di decreti legge, rappresentava una  minaccia  per  la
divisione  dei poteri e per la centralit del parlamento, cio  per  i
presupposti fondamentali della democrazia.
I  rapporti  tra i partiti e l'azione di governo apparvero sempre  pi
condizionati

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dal  consociativismo, cio dalla tendenza a coinvolgere tutte le forze
politiche  nella  gestione del potere, una caratteristica  tipica  del
nostro paese accentuatasi nel corso degli anni in seguito alla cronica
assenza  di  alternanza.  Venne cos alterata una  delle  fondamentali
regole   democratiche,   ossia  la  dialettica   tra   maggioranza   e
opposizione; ci, unito all'invadenza dei partiti, contribu in misura
rilevante alla distorsione dei ruoli e dei rapporti istituzionali.
Lo   scoppio   di  nuovi  scandali  politico-finanziari,  unito   alle
ricorrenti  polemiche sulle oscure trame del recente  passato,  spesso
alimentate da inquietanti rivelazioni, causavano costante tensione fra
le forze politiche e disorientamento nell'opinione pubblica.
Oggetto  di accese polemiche fu anche la regolamentazione del  sistema
radiotelevisivo  pubblico e privato per gli enormi interessi  politici
ed  economici  ad  esso  collegati. Norme,  regolamenti  e  nomine  di
dirigenti   parvero  rispettare  pi  le  esigenze  dei  partiti   che
controllavano  il  settore  pubblico  e  dei  pochi  imprenditori  che
concentravano nelle proprie mani il settore privato piuttosto  che  il
diritto dei cittadini ad una informazione libera.
Causa   di  acceso  dibattito  fu  anche  la  decisione,  presa  dalla
maggioranza il 19 gennaio 1991, di partecipare alla missione  militare
promossa  dall'ONU contro l'Iraq. In tutto il paese ci furono proteste
da  parte dei pacifisti e la tensione sociale rest elevata per  tutta
la durata della guerra.
